Tutti noi siamo stati Pinocchio...

 

 "Tutti noi, un tempo, siamo stati Pinocchio. Tutti cui siamo scontrati con la dolorosa esperienza della crescita, della trasformazione, della conoscenza. E per dei teatranti il luogo della conoscenza, la sala degli esperimenti e delle metamorfosi, lo spazio in cui rincorrere e perdere se stessi non può essere altro che il palcoscenico. il palcoscenico vuoto, in attesa. il mondo diPinocchio è difatti un mondo "teatrale", fatto di luci e di ombre, di quint e di fondali dipinti: un mondo in cui i confini tra realtà e apparenza, tra verità e menzogna, divengono ambigui e incerti.

Al centro, l'esplosiva personalità del burattino, bambino-di-legno, monello in istintiva rivolta contro le regole del mondo adulto, con cui lo spettatore-bambino si identifica. Intorno, la sua corte di personaggi che in una sorta di apprendistato di vita e di teatro insieme, lo conducono verso la conosceza, ospinti e accompagnati dai festosi motivetti di un'orchestrina. Il lungo, tortuoso percorso di Pinocchio, in un vorticosa susseguirsi di disastrose peripezie, di fughe e di ritorni, di morti e rinascite, disega dunque la linea di successive metamorfosi, necessarie a raggiungere la piena dignità di essere umano.

L'ultima, la più crudele e pur necessaria trasformazione ha luogo nel momento in cui gli incanti sono finit, le luci in sala si alzano e l'attrice con un gesto lento si sfila dal viso il naso-pinocchio.

Ma, sul fondo, l'ombra del burattino palpita ancora leggera, fragile, indistruttibile: un persistenza, un residuo di sè che nasconde il segreto della nostra origina. Corre a rifugiarsi tra le pieghe del sipario e della memoria, tra le fessure del palcoscenico e della nostra anima, ad aleggiare irridente e dispettosa sul teatro che facciamo".

Stefano de Luca