NOTE DI REGIA
DAL PROGRAMMA DI SALA DEL PICCOLO TEATRO
Sento
di dovervi dire qualcosa. Nel tentativo di affrontare in qualche modo questo
smarrimento, questo dolore così intenso e così inatteso.
Siamo qui, ancora, in questo luogo che ci ha visti ormai dieci anni fa, muovere i primi passi, incerti ed entusiasti, ma saldamente guidati. Questo è per noi davvero il luogo più bello e più triste del mondo. E ci ritroviamo qui, seduti tra queste file di poltrone, riuniti ancora una volta per provare uno spettacolo di teatro. Ma adesso siamo soli. Il nostro Maestro non c'è più. Siamo come orfani, adesso.
Sembra quasi ci sia un disegno misterioso, dietro questa scomparsa improvvisa, dietro questo colpo di scena finale. E il nostro piccolo gruppo, di fronte all'enormità di quello che è avvenuto, mi sembra perfino più sparuto e indifeso. "Come naufraghi su una zattera dopo un naufragio a mille miglia da qualsiasi regione abitata". Proprio adesso dunque dobbiamo mostrare di essere degni di trovarci qui, a continuare con le nostre misere forze un lavoro che altri hanno cominciato prima che noi nascessimo e che, dobbiamo crederlo, altri continueranno dopo di noi. Solo chiedendo e ottenendo il massimo da noi stessi, gli uni dagli altri, saremo degni di questo.
Ma questo assurdo Natale che ci lascia storditi e frastornati, ci lascia anche carichi di doni. Doni veri, non di quelli che si ricevono e si consumano e poi dimenticano in poche ore. Doni pesanti, di quelli difficili da sostenere, ma che arricchiscono nel profondo. Ci è stata indicata una strada da percorrere, un cammino da compiere. Un cammino difficile, impervio e solitario; che spesso costringe a deviazioni e a soste ma che conduce sempre nella giusta direzione. Il cammino del lavoro onesto e del rigore, della consapevolezza dell'importanza dei nostri compiti e dell'umiltà di perseguirli senza attendersi riconoscimenti. La costanza di perseguire un ideale di poesia e di bellezza senza farsi attrarre dalla retorica e dal compiacimento.
E adesso, al lavoro. Parliamo del piccolo principe, di separazione, di memoria e di legami che oltrepassano le barriere del tempo e dello spazio, anche quelle infinite e più terribili. Da lassù, ne sono certo, da una stella lontana, il nostro Maestro ci sosterrà, ci darà la forza di affrontare la solitudine e lo sconforto, di superare i nostri limiti e continuare, ancora e ancora, sul cammino che ci ha così a lungo e con così tanta forza indicato.
La casa è vuota. Oggi tocca a noi abitarla, tenerla viva, riscaldarla con i nostri sforzi e le nostre speranze, con il nostro lavoro. Ora abbiamo un motivo in più, un motivo più grande e più urgente, per raccontare questa storia, ed altre. Dedicheremo il nostro lavoro di oggi e dei prossimi giorni alla persona che ci ha insegnato a osservare e a comprendere la vita attraverso questo gioco triste e meraviglioso che è il Teatro. E a lui penseremo ogni volta che saremo in difficoltà, ogni volta che non saremo abbastanza presenti o abbastanza determinati. Solo il nostro lavoro può dare una risposta al mistero dell' esistenza, con pazienza e con costanza, giorno dopo giorno. Sappiamo che sarà dura, che ci sentiremo soli e inadeguati, ma sappiamo anche che lui continuerà a sospingerci e ad indicarci la strada, nei nostri cuori e nel nostro lavoro. A noi esserne degni. Grazie indimenticabile Maestro.
Stefano De Luca
(Lettera alla compagnia del Piccolo Principe - Milano, 27 dicembre 1997)