Barca dei comici

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 da LIBERTA' di mercoledì 14 febbraio 2007 > Spettacoli


Il regista racconta la nuova coproduzione del Piccolo e del Gioco Vita che debutta venerdì al Filo

Sulla nostra barca la magia del teatro

De Luca: «Un Goldoni di piccole cose, povero e poetico»


PIACENZA - La barca dei comici sta per salpare. Ultimi giorni di prova per il nuovo progetto realizzato da Teatro Gioco Vita e Piccolo Teatro di Milano, che debutterà venerdì alle ore 21 al Teatro dei Filodrammatici (in replica sabato 17 alle 21 e domenica 18 alle 15.30) e che in questi giorni è presentato in anteprima ai ragazzi delle scuole piacentine.
In occasione del tricentenario goldoniano, il più importante teatro stabile italiano e il piacentino stabile d'innovazione diretto da Diego Maj hanno inteso omaggiare il grande drammaturgo veneziano e insieme Giorgio Strehler, con uno spettacolo che prende le mosse da un frammento dei Mémoires - l'autobiografia di Goldoni che Strehler progettava di portare in scena negli ultimi anni della sua vita - per descrivere un viaggio iniziatico alla scoperta della magìa del teatro e degli artifici della scena.
La barca dei comici è uno spettacolo pensato prima di tutto per i ragazzi, ma che si rivolge anche agli adulti, che non potranno non subire il fascino dell'atmosfera poetica e onirica in cui la vicenda dei quattro comici viaggiatori è immersa, in un sorprendente intreccio di vita e teatro.
La suggestione delle ombre - curate per Teatro Gioco Vita da Fabrizio Montecchi - traduce sulla scena, insieme agli attori e alle bellissime musiche, in una scenografia essenziale, il materiale drammaturgico che Stefano De Luca e Stella Casiraghi hanno composto prendendo spunto da un episodio dei Mémoires, in cui Goldoni racconta il viaggio compiuto nell'adolescenza al seguito di una compagnia di comici. La regia è dello stesso De Luca, allievo di Strehler, che alle numerose collaborazioni con il Piccolo - recente è la sua ripresa dello storico Arlecchino servitore di due padroni - alterna le frequenti esperienze all'estero, in particolare in Germania.
E' difficile tradurre in parole l'entusiasmo con cui De Luca racconta la sua Barca dei comici.
«E' un progetto che per me ha un forte valore emotivo. E' un omaggio a Giorgio Strehler, il mio maestro, che prende le mosse proprio da una sua grande lezione: Strehler faceva teatro per il desiderio di raccontare delle storie, "con le parole o con un pezzetto di legno o con i gesti", con i mezzi più poveri. Raccontare comunque, per la gioia di farlo, con la convinzione che sia possibile stabilire una comunicazione tra uomo e uomo. Prima ancora delle forme che la comunicazione teatrale può prendere c'è questo bisogno irrinunciabile, originario e anche molto infantile».
Come si è svolto il lavoro drammaturgico?
«Questo spettacolo è un vero e proprio gioco teatrale. Per due settimane, insieme agli attori, abbiamo lavorato sull'improvvisazione pura; il testo è stato scritto "sul palcoscenico", sulle misure degli attori, per gli attori, riprendendo in un certo senso lo stesso procedimento che usava Goldoni. Questo è uno dei meccanismi della creazione teatrale che vengono esplicitati nello spettacolo: il drammaturgo porta sulla scena, attraverso gli attori, i caratteri che scopre nella gente della strada, trasformando la realtà per elevarla a fantasia, ad arte».
Nello spettacolo, l'essenzialità dei segni e degli oggetti di scena diventa un trampolino di lancio per la fantasia.
«La scarsità dei mezzi è un elemento strutturale dello spettacolo. Nell'episodio dei Mémoires da cui siamo partiti Goldoni descrive la compagnia dei comici come un gruppo di umili scalzacane: in un gioco metateatrale, abbiamo scelto di mantenere la stessa "povertà", costruendo il nostro spettacolo con quattro attori soltanto, con una dotazione tecnica minima, con pochi arredi carichi di significati, con cui i comici inventano le situazioni, i luoghi, gli spazi. Sono oggetti che hanno una lunga storia di vita vissuta sul palcoscenico ma che conservano anche la propria originaria funzione al di fuori della scena - i bauli che utilizzano i "comici", ad esempio, sono le valigie che accompagnano i nostri attori nella tournée - in un gioco esplicito di continua sovrapposizione tra realtà e finzione».
Qual è la valenza metaforica della barca su cui viaggiano i comici?
«La nostra barca - un tappeto di 7 metri per 7 - è lo spazio magico del teatro. La barca è il luogo del teatro, dove qualunque cosa è possibile. Purché si continui a giocare. Purché l'immaginazione sia lasciata libera di ricreare luoghi e paesaggi, come se esistessero davvero, come se prendessero realmente forma sul palcoscenico. Il "magico se" è il meccanismo infantile, e allo stesso tempo sofisticatissimo, su cui si basa il teatro. In questo spettacolo c'è molto di me, del mio modo di vedere il teatro, e naturalmente dell'insegnamento di Strehler, della sua capacità di ricreare immagini meravigliose partendo da pochi elementi artigianali».
Tra un Brecht e un Cechov, tra Italia, Germania e Ungheria, lei trova sempre posto per il teatro ragazzi, cui torna ciclicamente: quali sono le ragioni di questa "passione"?
«Amo molto i bambini. Perché credo di essere un po' bambino anch'io, al di là della retorica. Con i bambini non si può barare: se non riesci a catturarli, a interessarli, te lo fanno capire chiaramente. A differenza degli spettatori adulti, che raramente dissentono dallo spettacolo, che non fischiano, che restano in sala per cortesia, i bambini se non sono interessati a ciò che avviene in scena lasciano perdere, non fingono. Riuscire a divertire e coinvolgere i bambini è per me uno stimolo meraviglioso, che mi spinge ad andare alle radici del fatto teatrale. Nei miei spettacoli per i ragazzi investo lo stesso impegno, la medesima densità che metto in un Brecht o in Alcesti. Anche questo è un insegnamento di Strehler, che ripeteva che il teatro per i piccoli non è un teatro per bambini, ma un teatro per piccoli spettatori, per piccoli uomini».
Chiara Merli

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da TEATRO.ORG

La recensione di Francesca Bastoni

 

La barca dei desideri.
Delizioso gioiello offerto dal Piccolo Teatro in occasione delle celebrazioni dedicate a Goldoni: la barca dei comici, tratta da un episodio dei mémories abilmente strutturato da Stella Casiraghi in un progetto teatrale coerente ed omogeneo, impostato su carte e canovacci goldoniani. Viaggio nel tempo articolato fra sogno e ricordo, compiuto da un Goldoni senza età in umor di rimembranze. Vaghe immagini che si affacciano alla mente del commediografo, ricostruite dal personaggio narratore attraverso un diario; filo narrativo che percorre per intero la commedia, nonché metro fra la realtà oggettiva dei ricordi ed il gusto per l’aneddoto fantastico.Alchimia di fantasia e realtà in un abile gioco d’ombre letterarie,(si veda ad esempio il divario fra la descrizione della nave, nelle memorie e la realtà della piccola compagnia di tre elementi).La barca è anche spazio scenico in evoluzione, per elezione. Animato da una piccola compagnia di comici formata da tre elementi:guitti nel senso positivo del termine, pronti a diventar cento mille personaggi ed infine cambiar di ruolo ed ancora ritornar a recitar se stessi (emblematica è la “cena degli attori”,a base di cartone, fame ed immaginazione).
Come evocativo,è il baule dei costumi-al pari di una bacchetta magica- si fa strumento misterioso, attraverso il quale il teatrante crea i propri personaggi.

La storia infinita
Affascinante paradosso narrativo, vicenda in fieri eppur già scritta (com’è nel carattere delle memorie, mai completamente compiute),si svolge, magicamente evocata da G., davanti allo sguardo ammirato e sedotto del pubblico in sala.
Magiche le parole che danno vita al gioco teatrale infantile, svelato al nostro sguardo, viva espressione della magia teatrale; capace di trasformare un piccolo trespolo in una barca, un velo azzurro in una limpida distesa di mare, agitata dal vento.

La leggerezza della finzione teatrale.
Gioco d’ombre e colori scanditi da un progetto musicale, ad opera di Marco Mojna, rigorosamente condotto sulle tracce preesistenti di Fiorenzo Carpi.Luogo scenico e progetto luci, semplici nella propria originalità quanto strettamente
connessi l’uno con l’altro.Trasformano la piccola barca(luogo simbolico dei sogni)in uno spazio meta-teatrale: lanterna magica in grado di materializzare sogni e ricordi.
Cast tecnico ed artistico competenti, brillantemente diretti da uno Stefano De Luca in stato di grazie creativa; capace di trasporre, dietro alle scene, rigore e creatività e sul palco, uno stile recitativo leggero e calibrato.
Toni e mimica, apparentemente spontanei e giocosi, conquistano la platea strappando sorrisi e applausi a scena aperta.



Recensione raccolta in data 9/03/07
Teatro Studio - Milano
 


Voto: Voto del Redattore: Francesca Bastoni


 

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